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Probabilismo
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Col termine mwawprobabilismo si definisce una concezione mwbafilosofica che ammette l'influenza del mwbqcaso nei mwbgfenomeni mwbwmateriali. Il probabilismo assume storicamente tre diverse caratteristiche:

1. "mwcggnoseologico", risalente al mwcwII secolo a.C.;
2. "mwdqetico" (o "morale) nel mwdg'600;
3. "mweaontico" (o " fisico" ) nel mweq'900.

Quest'ultimo si precisa poi in due ambiti specifici della fisica:

3a) quello della materia elementare subatomica di cui si occupa la mwfqmeccanica quantistica;
3b) quello della materia macromolecolare in termini di mwfwcomplessità.

Contents

Note

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Probabilismo gnoseologico

La più antica forma concettuale di probabilismo gnoseologico è quella presente nello mwgwscetticismo della Nuova Accademia e specialmente in mwhaCarneade. La dottrina probabilistica di Carneade poggia su tre assunti:

1. rispetto all'oggetto la rappresentazione mentale "è" vera o falsa, rispetto al soggetto conoscente essa "appare" vera o falsa.
2. Il numero e la complessità delle connessioni di una rappresentazione costituiscono il criterio di misura della sua attendibilità in quanto "persuasiva e non-contraddittoria".
3. Si ha rafforzamento della "persuasività - noncontraddittoria" allorché il risultato cognitivo è stato ottenuto in modo analitico-metodico, ovvero attraverso un metodo di indagine corretto e razionale.

In termini diacronici di raggiungimento della "probabilità" cognitiva, Carneade ritiene che quando si deve decidere in tempi brevi ci si può accontentare di una probabilità di tipo 1), ma che se si dispone di tempo si deve cercare di realizzare al meglio un'indagine del tipo 3). Il vertice della certezza probabilistica secondo Carneade si estrinseca perciò in un'analisi che raggiunge tre risultati principali: 1) essere persuasiva; 2) non venire contraddetta da altri; 3) essere "esauriente" rispetto ad ogni possibile ulteriore analisi.cite-ref-1[1]

Probabilismo etico

Con tale termine si designa anche la dottrina - cui facevano frequentemente appello i mwkgGesuiti nel mwkwsec. XVII - secondo cui, nei casi in cui l'applicazione di una regola morale sia dubbia, per non peccare basterebbe attenersi ad una opinione probabile, intendendosi per opinione probabile quella sostenuta da qualche teologo.

All'inizio del XVII secolo alcuni teologi dell'ordine dei mwlqGesuiti, come A. Escobar y Mendoza ed E. Bauny proponevano una morale di tipo individuale e istintivo, tale che, in caso di dubbio morale, si affidi alla mwlgcoscienza e non alla dottrina come più attendibile circa la probabile giustezza dell'azione. Dopo la condanna ripetuta del Santo Uffizio (dal 1665 al 1678) di tale tesi, anche mwlwBlaise Pascalcite-ref-2[2] l'attaccava duramente nelle sue mwnaLettere provinciali.

Anche mwngDavid Hume può esser fatto rientrare in questa categoria, poiché, infirmato il concetto di mwnwcausa, egli negava l'esistenza di criteri generali di mwoaverità, ma ammetteva un criterio sufficiente a dirigere la condotta morale. La sua azione polemica era diretta contro il determinismo causalistico, tipico del mwogmeccanicismo materialistico.

Il padre domenicano Bartolomé De Medina nel 1577 si fece promotore di una "teoria morale della probabilità". In essa si sosteneva che nelle scelte morali, quando un caso è dubbio, non resta che affidarsi a un mwpqprobabilismo secondo il quale, valutati i pro e i contro, si deve seguire tra le varie ipotesi di giustezza etica, quella che, "probabilisticamente", appare la migliore.

Probabilismo ontico

Attualmente per probabilismo si intende ciò che concerne la sfera del "fisico", ovvero della mwqamateria nel suo mwqqessere soggetto alle leggi della fisica, quando è non-deterministico. Nella mwqgfilosofia contemporanea il mwqwprobabilismo ontico è l'indirizzo gnoseologico-scientifico per il quale il carattere di probabilità viene riconosciuto ad un certo numero di settori del conoscere, soggetti a indeterminismo. Sistemi indeterministici sono in primo luogo tutti quelli biologici, ma anche molti tipi di sistemi fisici lo sono, sia di tipo semplice che complesso.

Tali sistemi vanno soggetti ad approcci conoscitivi che devono abbandonare l'idea delle possibilità di "definire" i loro caratteri dinamici, ma solo di accertarne l'evoluzione "probabile". Ciò avviene perché le variabili in gioco o sono instabili o sono in numero così elevato da rendere impossibile districarne la complessità, ovvero gli intrichi causali che determinano una Non-linearità delle cause coinvolte nel sistema.

Sistemi semplici elementari

Il primo a intravedere il carattere probabilistico della realtà fisica del molto piccolo era stato mwsaLudwig Boltzmann (1844-1906), il quale aveva già capito che il mondo dell'elementarità fisica non poteva rientrare nelle leggi della fisica del macroscopico, soggetto alla mwsqmeccanica classica.cite-ref-3[3]

All'inizio del Novecento mwtwHenri Poincaré affermava in mwuaLa science et l'hipothèse:

«Il fine della scienza non concerne le cose in sé, come pensano i dogmatici ingenui, ma le relazioni tra le cose, poiché al di fuori di questi rapporti non si può conoscere la realtà»

cite-ref-4[4]

In riferimento ai sistemi fisici semplici il mwwaprobabilismo concerne specialmente gli oggetti del mondo subatomico, le mwwqParticelle elementari, indagati dalla mwwgMeccanica quantistica ed alcuni aspetti fenomenici nella mwwwcosmogonia del mwxaModello Standard. Il probabilismo del mondo quantistico, già sostenuto implicitamente da mwxqNiels Bohr sin dal 1920, si rafforzava nel 1927 allorché mwxgWerner Heisenberg con il mwxwPrincipio di indeterminazione stabiliva l'mwyaindeterminismo del mondo quantistico e quindi il probabilismo ontico che lo concerneva. Nel 1953 mwyqLouis de Broglie, che era un determinista con forti accenti religiosi, tentava di rimescolare le carte proponendo per il mwygprobabilismo l'espressione sostitutiva di "determinismo debole-imperfetto".

mwzaMax Born già nel 1927 in mwzqNatural Philosophy Of Cause And Chance (Oxford: Clarendon Press, 1927), affermava:

«Quando una teoria scientifica è saldamente stabilita e confermata, essa muta di carattere, ed entra a far parte del sostrato metafisico della sua epoca: la dottrina si trasforma così in un dogma. La verità è invece che nessuna dottrina scientifica possiede un valore che vada oltre quello probabilistico, ed essa è sempre suscettibile di venir modificata alla luce di nuove esperienze.»

(Filosofia naturale della causalità e del caso, Torino, Boringhieri 1962, p.65)

Nel 1967 mwaaRichard Feynman in mwaqThe Character of Physical Law (1964 Messenger Lectures; 1967 mwagMIT Press) definiva i termini del probabilismo ontico sostenendo:

«Non è la nostra ignoranza degli ingranaggi e delle complicazioni interne che fa apparire nella natura la probabilità, la quale sembra invece essere una caratteristica intrinseca di essa. Qualcuno ha espresso quest’idea così: ”La natura stessa non sa da che parte andrà l’elettrone.” Una volta un filosofo ha detto: “È necessario per l’esistenza stessa della scienza che le stesse condizioni producano sempre gli stessi risultati”. Bèh, non è vero. Anche quando le condizioni rimangono eguali, non si può predire dietro a quale foro si vedrà l’elettrone. Eppure la scienza, nonostante tutto, continua ad andare avanti, anche se le stesse condizioni non producono sempre gli stessi risultati. Certo, il fatto di non poter predire esattamente quello che succederà ci rende un po’ infelici. […] Quello che è necessario “per l’esistenza stessa della scienza” e quelle che sono le caratteristiche della natura non devono essere determinate da pretenziose condizioni aprioristiche, ma dal materiale con cui lavoriamo, cioè dalla natura. Noi guardiamo, vediamo, troviamo, e non possiamo decidere in precedenza quello che deve essere. Le possibilità più plausibili spesso risultano non essere vere.»

(La legge fisica, Torino, Bollati Boringhieri 1993, pp.165-166.)

Poche pagine più avanti Feynman precisava che il probabilismo non è solo nell'essere della materia subatomica in quanto tale, ma anche nell'approccio scientifico ad essa:

«In genere, per cercare una nuova legge usiamo il seguente procedimento. Anzitutto tiriamo a indovinare la forma della legge e poi calcoliamo le conseguenze della nostra supposizione per vedere quello che ne deriverebbe se la legge che abbiamo cercato di indovinare fosse giusta. Poi confrontiamo il risultato del calcolo con la natura per mezzo di esperimenti, paragonandolo direttamente con l’osservazione e vediamo se funziona. Se non concorda con l’esperimento, allora la nostra legge è sbagliata, e in questa semplice affermazione sta la chiave della scienza.»

(‘’Idem’’, pag.171)

mwbwMurray Gell-Mann, lo scopritore dei quark nel 1964 (Premio Nobel 1969), in mwcaThe Quark and the Jaguar sul fondamentale probabilismo della materia elementare dichiara:

«L’universo è «quantomeccanico»; ciò significa che, quand’anche conoscessimo il suo stato iniziale e le leggi fondamentali della materia, potremmo calcolare solo una serie di probabilità per le sue possibili storie..»

(Il quark e il giaguaro, Torino, Bollati Boringhieri 1996, p.44)

Il probabilismo è totale nella regione delle particelle elementari (o sub-nucleare) e Gell-Mann, considerando i successivi dimezzamenti della radioattività del più comune isotopo del plutonio (il Pu 239), parlando di “totalità di direzioni di uscita dal nucleo ugualmente probabili”, precisa ancora in termini probabilistici:

«Mentre il momento dalla disintegrazione radioattiva non può essere previsto con precisione, le direzioni in cui si muoveranno le particelle prodotte dal decadimento del nucleo sono totalmente imprevedibili. Supponiamo che il nucleo del Pu 239 sia in quiete e che decada in due frammenti dotati di carica elettrica, uno molto maggiore dell’altra, in movimento di direzioni opposte. Tutte le direzioni sono allora ugualmente probabili per il moto di uno dei due frammenti, diciamo quello più piccolo. È impossibile dire in quale direzione esso si muoverà.»

cite-ref-5[5]

Sistemi macroscopici complessi

Per quanto riguarda i sistemi fisici mwewcomplessi, come quelli studiati da mwfaIlja Prigogine (Premio Nobel 1977), si tratta di situazioni fisiche che possono evolvere in stati di non-equilibrio da lui chiamati mwfgStrutture dissipative, tali da determinare delle biforcazioni evolutive verso equilibri nuovi e differenti più o meno probabili. Prigogine può perciò esser considerato il maggior esponente del probabilismo della complessità, avendo speso la maggior parte della sua vita ad occuparsi dei sistemi complessi e indirettamente del probabilismo ontico. Infatti, in situazioni di disequilibrio, allorché le possibilità evolutive entrano in un processo di successive biforcazioni, queste sono tutte governate unicamente da probabilità del tipo ‘'aut/aut'’. Alla fine del processo, quando il sistema si assesta in un nuovo equilibrio, l'unica domanda che lo scienziato può farsi in termini gnoseologici è la seguente: «Era da ritenersi probabile o improbabile che finisse così?».

Prigogine scrive (con Isabelle Stengers) in mwgaLa Nouvelle Alliance (1979):

«I processi di autoorganizzazione in condizioni di lontananza dall’equilibrio corrispondono a un delicato gioco tra caso e necessità. Ci aspettiamo che, in prossimità di una biforcazione, gli elementi casuali giochino un ruolo importante, mentre tra due biforcazioni siano gli aspetti deterministici a diventare dominanti.»

cite-ref-6[6]

Prigogine in mwiaLes Lois du Cas si sofferma ancora sulla miscela probabilistica caso/necessità, notando:

«Comunque le considerazioni statistiche della meccanica quantistica si applicano solo a livello macroscopico. Ecco uno dei punti interessanti dello studio sui punti di biforcazione che ho appena menzionato. Questi dimostrano che persino a livello macroscopico la nostra predizione del futuro mescola insieme determinismo e probabilità. Nel punto della biforcazione la predizione ha carattere probabilistico, mentre tra punti di biforcazione possiamo parlare di leggi deterministiche.»

cite-ref-7[7]

In mwkaLa fine des certitudes (éd. Odile Jacob, Paris 1996) Prigogine precisa il suo probabilismo:

«La nozione di probabilità, introdotta empiricamente da Boltzmann, fu un atto di coraggio estremamente fecondo. A più di un secolo di distanza cominciamo a capire in che modo essa emerga attraverso l’instabilità: questa distrugge il livello individuale e quello statistico, e di conseguenza le probabilità vengono ad assumere un significato intrinseco, irriducibile a un’interpretazione in termini di ignoranza o di approssimazione»

cite-ref-8[8]

Dal momento che l'mwmaentropia è uno degli aspetti più rilevanti della complessità, e indirettamente del probabilismo, il fisico mwmqLee Smolin così ne parla in mwmgThe Life of the Cosmos (mwmwOxford University Press 1997):

«È a causa di questo semplice fatto che ci sono molte più configurazioni di atomi in disordine di quante ce ne siano di organizzate in modo interessante. Una collezione di atomi, ciascuno dei quali si muove in modo casuale, assumerà uno stato disordinato con molta più probabilità di una configurazione organizzata, per il semplice motivo che di stati disordinati ce n’è un sacco di più. È per questo che lo stato disordinato è lo stato di equilibrio, perché una volta che tale stato venga raggiunto, è molto improbabile che il sistema possa per conto suo ritornare ad una configurazione più ordinata. L’essenza della legge di crescita dell’entropia è tutta qui»

cite-ref-9[9]

Note

cite-note-11. Sesto Empirico, mwqaAdversus Mathematicos, (VI, 162 e seguenti)
cite-note-22. B. Pascal, mwraLettres provinciales (V)
cite-note-33. N.Zanghì, mwsaI fondamenti concettuali dell'approccio statistico in fisica, in: Aa.Vv., mwsqLa natura delle cose, Roma, Carocci 2006, p.139.
cite-note-44. H.Poincaré, mwtqLa science et l'hypothèse, Paris, Flammarion 1902
cite-note-55. M.Gell-Mann, mwuqIl quark e il giaguaro, Torino, Bollati-Boringhieri 2000, p.159
cite-note-66. I.Prigogine – I. Stengers, mwvqLa nuova alleanza. (Metamorfosi della scienza), Torino, Einaudi 1993, p.169
cite-note-77. I.Prigogine, mwwqLe leggi del caos, Roma-Bari, Laterza 2006, p.23
cite-note-88. I.Prigogine, mwxqLa fine delle certezze, il tempo, il caos e le leggi della natura, Torino, Bollati-Boringhieri 2003, pp. 34-35
cite-note-99. L.Smolin, mwyqLa vita del cosmo, Torino, Einaudi 1998, pp. 191-192

Voci correlate
Collegamenti esterni

• mw2w(EN) Probability and Statistics EBook, su wiki.stat.ucla.edu.
• mw3q(EN) mw3gEdwin Thompson Jaynes. mw3wProbability Theory: The Logic of Science. Preprint: Washington University, (1996). — mw4aHTML index with links to PostScript files and mw4qPDF (first three chapters)
• mw4w(EN) People from the History of Probability and Statistics (Univ. of Southampton), su economics.soton.ac.uk.
• mw5q(EN) Probability and Statistics on the Earliest Uses Pages (Univ. of Southampton), su economics.soton.ac.uk.
• mw5w(FR) mw6aJournal sur l'histoire des probabilités et des statistiques et site associé (articles, bibliographie, biographies)
• mw6gIl probabilismo, su probabilismo.webs.com.